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SIAE? NO GRAZIE
Roma - Un'interessante sentenza è stata emessa in questi giorni dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, e va a toccare un tasto sempre molto caldo in Italia: il diritto d'autore. In sintesi, la pronuncia emanata dispone che l'obbligo di apporre sui CD contenenti opere protette dal diritto d'autore il contrassegno SIAE ai fini della commercializzazione, non può essere fatto valere nei confronti di un privato allo stato attuale in Italia, sussistendo una carenza a carico dello Stato Italiano che non ha ancora provveduto ad ottemperare degli obblighi "procedurali" sulla materia, nei confronti della Commissione Europea competente.
Nel 2000
Avviato il procedimento, l'avvocato difensore dell'indagato solleva una questione di non poco conto, ovvero "insinua" la mancanza di "regolarità" da parte della normativa nazionale.
Difatti nel caso di specie - ovvero in materia di disciplina dei contrassegni - l'Italia avrebbe dovuto provvedere a notificare alla competente Commissione delle Comunità Europee, il fatto di aver adottato una disciplina in materia di contrassegni, in contrasto con la direttiva del Consiglio 83/189/CEE del 28 marzo 1983. Questa mancata notifica della normativa tecnica specifica, poneva dei seri dubbi sulla "pretesa punitiva" dello Stato Italiano rispetto all'indagato.
Sulla questione è così intervenuta
Come dicevamo la risposta della Corte è stata positiva, spazzando via la possibilità di applicazione degli obblighi in materia di contrassegno che uno Stato possa imporre ai privati.
fonte: punto-informatico.it


Il CASO
Quello dei 'West Memphis Three' ('I Tre di West Memphis') è un ormai celebre caso di cronaca giudiziaria negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. Nel 1993 a West Memphis, Arkansas, tre bambini vengono brutalmente uccisi. L'opinione pubblica, inorridita, pretende che si scoprano subito gli autori dell'orrendo delitto. La polizia, dopo brevi e superficiali indagini (come succede sovente negli Usa), arresta tre giovani adolescenti, Damien Echols, Jessie Misskelley (un minorato mentale) e Jason Baldwin, la cui unica 'colpa' è di indossare magliette heavy metal e avere un look 'strano' e li accusa di omicidio di stampo satanico. A seguito di un processo altrettanto frettoloso e superficiale, i tre, rinominati “West Memphis Three”, vengono condannati a pene esemplari (l'ergastolo per Misskelley e Baldwin, la pena di morte per Echols) e sbattuti in carcere, dove sono tutt'ora detenuti. A nulla sono valsi gli sforzi di un vero e proprio comitato costituitosi in difesa dei tre ragazzi, che chiede da tempo la revisione dell'indagine e del processo.
Luglio 2007 - Dopo 14 anni, viene a galla il colpo di scena che, si spera, potrebbe portare alla riapertura del caso: le prove del DNA prodotte dalla difesa hanno rivelato che nessuno tra Echols, Baldwin o Misskelley era presente sul luogo del delitto. La lotta per la verità continua.

